Il male dei nostri tempi ..... giovani "in lacrime" contesi tra cuore e mente nella scelta del loro futuro . L'italia che cosa offrirà ai nostri figli! Già ora spiego alle mie ragazze di vagliare l'ipotesi di lasciare la propria terra per luoghi in cui c'è "meritocrazia" e futuro.
Caro Massimo,
Sono una ragazza di 18 anni. La mia vita è sempre stata serena, con alcuni drammi come il divorzio dei miei genitori e l’anno dell’apocalisse, il 2012, quando mio padre, a causa della crisi, è stato costretto a partire per l’Australia con nulla in tasca. Oggi io e i miei fratelli ci siamo trasferiti da mia madre, mio papà ha un lavoro e un sogno: che lo raggiungiamo in Australia. Così è venuto in Italia, dove abbiamo fatto le visite mediche per ottenere dei documenti. Durante la visita il medico, australiano, mi ha chiesto che cosa avessi intenzione di fare dopo il Liceo scientifico. Gli ho risposto: Lettere o Belle arti. E lui: «Se vuoi sopravvivere devi studiare qualcosa di difficile, non le cose facili e scontate, o non troverai mai lavoro». Sono andata a piangere per le strade di Milano. Perché ho il terrore di quello che verrà? Siamo disastrati da questa crisi anche nel cuore? Ho paura di prendere al volo l’opportunità che molti miei coetanei si sognano. Se lascio l’Italia mi considererò sconfitta, se resto mi precluderò numerose possibilità.
—F.
***
Spiegami perché dovresti considerarti sconfitta. Ti senti una che scappa, quando invece sei una che cerca. Piuttosto, sei sicura che i tuoi timori abbiano a che fare soltanto con il viaggio e non anche un po’ con il passeggero? Tuo padre. Partire all’avventura per Down Under («giù sotto », così gli australiani definiscono ironicamente le loro coordinate geografiche) significa affidare la propria vita a un uomo che se n’è costruita un’altra dall’altra parte del mondo e adesso ti propone di condividerla.
***
Ma se il ricongiungimento si rivelasse una delusione? Avere di questi dubbi è lecito, persino sano. Gli entusiasti superficiali abbandonano i propositi con la stessa faciloneria con cui li avevano abbracciati. Mentre chi approfondisce le questioni, una volta assunta una decisione, tende a preservarla dagli umori che almeno nei primi tempi sono spesso mutevoli. Fidarsi di tuo padre, e di te, mi sembra il cuore della questione. Ma tu ne introduci subito un’altra. Le parole del medico australiano che ti hanno toccato fino alle lacrime.
***
Non che quel medico abbia espresso concetti originali. Sarei rimasto sorpreso a sentirne di opposti, e cioè che gli studi umanistici rappresentino una fonte inesausta di opportunità di impiego. Però il suo è un discorso che rimane inevitabilmente sulle generali. Non tiene conto di chi sei e di che cosa vuoi. Non lo so neppure io, chi sei. Ma tu forse un po’ sì. Se non ti senti addosso vocazioni o talenti particolari, fai bene ad assecondare il giudizio dominante e a iscriverti a una facoltà scientifica che ti metta in condizioni di accedere a quei lavori per i quali esiste una domanda forte, in Australia come ovunque: persino qui.
***
Se però tu fossi dominata dal demone dell’umanesimo, e sentissi che quella è la tua strada, sbaglieresti a non seguirla (naturalmente a condizione di non prendere Lettere o Belle arti alla stregua di un parcheggio per pigri e irresoluti, ma di dedicarvi tutta te stessa, laureandoti in fretta e col massimo della passione e dei voti).
***
Nello studio, come sul lavoro e in amore, l’importante non è mai l’oggetto della scelta, ma il motore che la anima. Se alla base c’è il timore di fallire, qualunque decisione prenderai si rivelerà sbagliata. Se invece a guidarti è il desiderio di riuscire – se cioè sei governata dal coraggio – ogni scelta alla fine si scoprirà essere stata quella giusta.
***
Alla tua età il sottoscritto, che ora predica tanto bene, razzolò malissimo e si iscrisse a Giurisprudenza non per amore dei codici ma per paura di non riuscire a realizzare il suo sogno di diventare giornalista. La laurea in Legge offriva una serie di uscite di sicurezza che né Lettere né Scienze politiche già allora potevano garantire. Il risultato di quella scelta vile furono gli anni dell’università: i più stupidi e inconcludenti della mia vita.
***
Come vedi, sono la persona meno indicata a darti consigli assennati. Me la caverò con le parole che direi oggi al me stesso di allora: fai silenzio fuori e dentro di te, ascolta la voce dell’intuito che non sbaglia mai e mettiti in viaggio. Nel tuo isolato o in Australia: la meta non è poi così importante, anche perché quasi sempre cambierà durante il cammino. Ma se non fissi una meta, non comincerà neppure il cammino.
Sono una ragazza di 18 anni. La mia vita è sempre stata serena, con alcuni drammi come il divorzio dei miei genitori e l’anno dell’apocalisse, il 2012, quando mio padre, a causa della crisi, è stato costretto a partire per l’Australia con nulla in tasca. Oggi io e i miei fratelli ci siamo trasferiti da mia madre, mio papà ha un lavoro e un sogno: che lo raggiungiamo in Australia. Così è venuto in Italia, dove abbiamo fatto le visite mediche per ottenere dei documenti. Durante la visita il medico, australiano, mi ha chiesto che cosa avessi intenzione di fare dopo il Liceo scientifico. Gli ho risposto: Lettere o Belle arti. E lui: «Se vuoi sopravvivere devi studiare qualcosa di difficile, non le cose facili e scontate, o non troverai mai lavoro». Sono andata a piangere per le strade di Milano. Perché ho il terrore di quello che verrà? Siamo disastrati da questa crisi anche nel cuore? Ho paura di prendere al volo l’opportunità che molti miei coetanei si sognano. Se lascio l’Italia mi considererò sconfitta, se resto mi precluderò numerose possibilità.
—F.
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Spiegami perché dovresti considerarti sconfitta. Ti senti una che scappa, quando invece sei una che cerca. Piuttosto, sei sicura che i tuoi timori abbiano a che fare soltanto con il viaggio e non anche un po’ con il passeggero? Tuo padre. Partire all’avventura per Down Under («giù sotto », così gli australiani definiscono ironicamente le loro coordinate geografiche) significa affidare la propria vita a un uomo che se n’è costruita un’altra dall’altra parte del mondo e adesso ti propone di condividerla.
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Ma se il ricongiungimento si rivelasse una delusione? Avere di questi dubbi è lecito, persino sano. Gli entusiasti superficiali abbandonano i propositi con la stessa faciloneria con cui li avevano abbracciati. Mentre chi approfondisce le questioni, una volta assunta una decisione, tende a preservarla dagli umori che almeno nei primi tempi sono spesso mutevoli. Fidarsi di tuo padre, e di te, mi sembra il cuore della questione. Ma tu ne introduci subito un’altra. Le parole del medico australiano che ti hanno toccato fino alle lacrime.
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Non che quel medico abbia espresso concetti originali. Sarei rimasto sorpreso a sentirne di opposti, e cioè che gli studi umanistici rappresentino una fonte inesausta di opportunità di impiego. Però il suo è un discorso che rimane inevitabilmente sulle generali. Non tiene conto di chi sei e di che cosa vuoi. Non lo so neppure io, chi sei. Ma tu forse un po’ sì. Se non ti senti addosso vocazioni o talenti particolari, fai bene ad assecondare il giudizio dominante e a iscriverti a una facoltà scientifica che ti metta in condizioni di accedere a quei lavori per i quali esiste una domanda forte, in Australia come ovunque: persino qui.
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Se però tu fossi dominata dal demone dell’umanesimo, e sentissi che quella è la tua strada, sbaglieresti a non seguirla (naturalmente a condizione di non prendere Lettere o Belle arti alla stregua di un parcheggio per pigri e irresoluti, ma di dedicarvi tutta te stessa, laureandoti in fretta e col massimo della passione e dei voti).
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Nello studio, come sul lavoro e in amore, l’importante non è mai l’oggetto della scelta, ma il motore che la anima. Se alla base c’è il timore di fallire, qualunque decisione prenderai si rivelerà sbagliata. Se invece a guidarti è il desiderio di riuscire – se cioè sei governata dal coraggio – ogni scelta alla fine si scoprirà essere stata quella giusta.
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Alla tua età il sottoscritto, che ora predica tanto bene, razzolò malissimo e si iscrisse a Giurisprudenza non per amore dei codici ma per paura di non riuscire a realizzare il suo sogno di diventare giornalista. La laurea in Legge offriva una serie di uscite di sicurezza che né Lettere né Scienze politiche già allora potevano garantire. Il risultato di quella scelta vile furono gli anni dell’università: i più stupidi e inconcludenti della mia vita.
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Come vedi, sono la persona meno indicata a darti consigli assennati. Me la caverò con le parole che direi oggi al me stesso di allora: fai silenzio fuori e dentro di te, ascolta la voce dell’intuito che non sbaglia mai e mettiti in viaggio. Nel tuo isolato o in Australia: la meta non è poi così importante, anche perché quasi sempre cambierà durante il cammino. Ma se non fissi una meta, non comincerà neppure il cammino.
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